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Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

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L’Italia non è solo meta di immigrazione, ma è un paese in cui il fenomeno dell’emigrazione è ancora molto forte. Lo conferma la quinta edizione del “Rapporto Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, uscito in questi giorni.

Dal dossier si apprende che gli italiani residenti all’estero sono 4.028.370, il 6,7% della popolazione italiana, una cifra che equivale quasi al numero degli immigrati presenti nel nostro paese (l’ultimo rapporto Caritas/Migrantes parla di 4 milioni 919 mila stranieri) e che, secondo i ricercatori, è in aumento.

Rispetto al passato oggi la mobilità ha per lo più carattere interno (dal Sud Italia al Centro-Nord), ma la quota di flussi verso l’estero continua ad essere rilevante, con circa 50 mila persone l’anno, mentre i flussi di ritorno sono di poco inferiori.

L’emigrazione italiana è prevalentemente diretta verso l’Europa (55,3%) e l’America (39,3%) seguite, ad una notevole distanza, da Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%). Tra i paesi di insediamento, l’Argentina e la Germania accolgono oltre 600 mila italiani, la Svizzera 500 mila, la Francia 370 mila, il Brasile 273 mila, mentre Australia, Venezuela e Spagna superano le 100 mila unità. La maggioranza degli italiani residenti all’estero, il 54,3%, è di origine meridionale (oltre 1 milione e 400 mila sono del Sud e quasi 800 mila delle Isole); il 30,6% proviene dalle regioni settentrionali (oltre 600 mila dal Nord-Est e altrettanti dal Nord Ovest); il 15,2% (611.929) è, infine, originario delle regioni centrali.

Oltre ai flussi e alle presenze, il rapporto Migrantes analizza l’emigrazione italiana da diversi punti di vista, indagando anche gli aspetti linguistici, culturali, religiosi e socio-economici. Nella pubblicazione, ad esempio, è inserita una ricerca condotta dalla fondazione Migrantes in cinque Paesi (Canada, Francia, Regno Unito, Romania e Spagna), dove sono stati somministrati 649 questionari. Dai dati raccolti emerge che gli italiani emigrati in questi paesi “hanno un’istruzione secondaria medio-alta (67,2%), si sentono per lo più integrati nel paese di accoglienza, dove non hanno problemi di lingua, sono proprietari di casa e si ritengono soddisfatti del lavoro che conducono”.

“L’emigrazione italiana – spiegano i ricercatori – è stata, in prevalenza, un’epopea popolare, fatta di povera gente e a costo di notevoli sofferenze, ma complessivamente gli italiani sono riusciti a raggiungere un positivo e stabile inserimento sul posto. Molti di loro – si legge ancora nel rapporto – non pensano di rientrare in Italia, ma ci tengono a precisare che quanto da loro conquistato è il frutto di anni di sacrificio e di un percorso di vita in cui hanno dovuto affrontare e superare prove dure ma inevitabili”.

Tra gli emigrati italiani, una presenza che oggi è numericamente superiore rispetto al passato è quella dei cosiddetti “cervelli”. Anche se non esiste un censimento dei ricercatori italiani all’estero, dei 2 mila iscritti alla banca dati “Davinci” (Ministero degli Affari Esteri), solo 1 su 4 intenderebbe ritornare in Italia, mentre gli altri sono soddisfatti dal sia dal punto di vista sociale che lavorativo della vita condotta all’estero.

Rapporto Italiani nel mondo 2010 – sintesi (pdf)

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