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Viaggio all’interno del «Super coordinamento sicurezza cantieri»

I dati Istat, aggiornati al 2009, relativi il lavoro irregolare in Abruzzo nel settore delle costruzioni mostrano una situazione che rispecchia i tassi nazionali (il 10% contro 9,8% nella Penisola). Ma qual è la situazione in quello che è stato definito il più grande cantiere del mondo? Dati reali non sono ancora disponibili e l’argomento non pare essere tra i principali in un territorio in cui ancora si combatte con problemi basilari come la casa o la sussistenza economica. Alcuni sindacati, come la Cisl, hanno denunciato la presenza di lavoro nero nella ricostruzione «soprattutto nel centro storico».

Il Dipartimento provinciale del lavoro (Dpl), nei primi quattro mesi del 2010, ha verificato un numero complessivo di 330 ispezioni (di cui 151 “rivisite”). Su queste 179 ditte ispezionate in ben 109 sono state riscontrate irregolarità. I lavoratori trovati in situazioni di illegalità sono stati 78, di cui il 60% senza contratto di lavoro. Il Dpl dichiara che le verifiche di controllo sono svolte con massima efficienza dei mezzi a disposizione, quotidianamente gli ispettori visitano i cantieri occupati nella ristrutturazione delle abitazioni A, B e C.

In previsione di quella che sarà la ricostruzione «pesante» dell’Aquila, tuttavia, si stanno valutando nuove strategie di controllo per coprire tutto il territorio coinvolto. Da marzo è attivo nel centro storico dell’Aquila un apparato di controllo denominato «Super coordinamento Sicurezza cantieri» (Scsc), con sede nel piazzale antistante la chiesa di San Bernardino. Tale struttura sovraintende da un livello più alto la regolarità dei cantieri presenti in centro. Grazie all’esperienza accumulata nella supervisione della realizzazione del progetto Case, 19 cantieri con 17.000 operai, il Scsc di Maurizio Ardingo è riuscito a vincere la gara d’appalto, ordinata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e dal prefetto uscente, Franco Gabrielli, per il controllo dell’ingresso delle maestranze e dei mezzi di trasporto nel centro storico. Per Ardingo, il lavoro è partito tutto da un’intuizione: «unire il classico tesserino obbligatorio per ogni operaio edile, come da normativa 81, al pass specifico per l’accesso nella zona rossa». Tutti i dati dei soggetti a cui viene permesso l’ingresso sono poi registrati in un database che ricostruisce non solo la filiera degli appalti delle ditte coinvolte, ma anche la storia dei singoli operai.

Il Super coordinamento è costituito da 10 coordinatori per l’esecuzione dei lavori che quotidianamente girano per il centro controllando l’operato delle imprese. «Da quando stiamo controllando il centro storico dell’Aquila si sono verificati pochissimi casi di irregolarità, in tutto tre su un totale di 2264 maestranze e 200 ditte. Le tre ditte, poi, sono state allontanate », racconta Ardingo, «dopo la sperimentazione nel progetto Case questo sistema di controllo si è perfezionato diventando una realtà». Il database creato dal Scsc viene poi girato ai vari organi istituzionali di controllo, Dpl, Asl, Inail ed al Gicer (gruppo interforze centrale per l’emergenza e la ricostruzione) costituito da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale e Direzione investigativa antimafia. Dopo l’incontro dell’11 maggio dell’ex prefetto Gabrielli con i sindaci del cratere, la provincia dell’Aquila sta cercando di esportare questo sistema di controllo a tutti i cantieri della ricostruzione. La piaga del lavoro irregolare potrebbe essere così debellata. La sicurezza in cantiere potrebbe essere finalmente garantita.

Apparentemente sembrerebbe così, ma la realtà dei fatti è ben più complessa. Il Super coordinamento, essendo un organo solo di controllo, ha il compito di validazione delle attività dei cantieri, non di sanzione. Tale incarico resta agli organi istituzionali con i dovuti provvedimenti. E dunque è nell’integrazione di queste forme di controllo, nella capacità di collaborare tra gli enti che si vede l’unica possibilità di rendere il cantiere più grande del mondo, anche, e soprattutto, il più sicuro del mondo. A nulla varrebbero questi sforzi senza un’organizzazione più strutturata tra gli organi di controllo.

Il lavoro nero, che in questa inchiesta abbiamo trattato, è solo uno degli aspetti preoccupanti di una ricostruzione articolata e difficile che ancora tarda ad entrare nel pieno della sua attività. L’Aquila merita di diventare un concreto modello di legalità.

(di Alessandro Gioia)

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