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Il pacchetto sicurezza apporta notevoli novità sia nell’ambito del codice penale che del codice di procedura penale e detta una nuova disciplina anche in materia di acquisto di cittadinanza. Con la previsione del nuovo articolo 4 bis del Testo unico sull’immigrazione (introdotto dal pacchetto sicurezza), si introduce quello che è stato presentato come “il permesso di soggiorno a punti”. Lo straniero, dovrà contrarre un “Accordo di integrazione”, articolato per crediti, con l’impegno a sottoscrivere obiettivi di integrazione da conseguire durante la validità del permesso di soggiorno, es.: conoscenza della lingua italiana, adesione al servizio socio sanitario, iscrizione dei figli ad attività educative obbligatorie. L’obbligo scatterà solo per chi entrerà in Italia dopo l’entrata in vigore del regolamento e chiederà un permesso di soggiorno della durata di almeno in un anno.

Dunque nuovo permesso di soggiorno a punti per gli immigrati in Italia: questa la novità proposta dai ministri Maroni e Sacconi, come risposta del governo all’emergenza immigrazione. In due anni l’immigrato deve raggiungere 30 punti che gli vengono assegnati attraverso esami di lingua, di formazione civica. Se commette reati i punti gli vengono tolti. Se dopo i due anni, non raggiunge i 30 punti, l’immigrato ha un altro anno di tempo per arrivare al punteggio richiesto; dopo – se sarà sotto i 30 – scatterà l’espulsione. L’accordo di integrazione che dovrà contrarre lo straniero (di età compresa tra i 16 e i 65 anni), è una condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno e la perdita totale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dallo Stato; esso ha validità di due anni ed è soggetto a proroga; alla scadenza del biennio lo Sportello Unico compie le necessarie verifiche e procede poi ad assegnare o togliere crediti. Questa verifica, anche se dovesse essere positiva, non solleva lo straniero dal possedere tutti gli altri requisiti previsti dalla legge per un regolare soggiorno in Italia.

«Un “accordo” si ha quando due persone manifestano reciprocamente le loro volontà ed un eventuale inadempimento sarebbe quindi causa di risoluzione», obietta Lorenzo Gelsi, specialista nell’assistenza agli immigrati. «Nell’accordo di integrazione la risoluzione è contemplata solo quando lo straniero non raggiunge il punteggio previsto e ciò determina la sua espulsione. Non viene detto nulla, però, nell’ipotesi inversa: inadempimento dello Stato verso lo straniero. Vengono meno quindi i presupposti giuridici di un accordo o contratto». Un problema che è anche finanziario: «lascia stupiti il fatto che nell’ambito di un percorso volto a garantire l’apprendimento della lingua italiana non siano stati stanziati finanziamenti aggiuntivi. Si vogliono invece coinvolgere gli sportelli unici che già oggi sono sovraccarichi di lavoro e ciò determinerebbe inevitabilmente una paralisi dell’apparato statale ».

Un altro aspetto importante è che questo accordo è previsto anche per i minori a partire dai 16 anni senza specificare se esistono o meno percorsi differenziati per minori e adulti. Inoltre, considerando che almeno la metà di questi accordi sarà stipulata da lavoratori, sarebbe essenziale specificare il fatto che i corsi per acquisire crediti siano svolti in orari compatibili con gli impegni lavorativi. In conclusione, secondo la stessa fonte, i contenuti dell’accordo dovrebbero essere accettati volontariamente dallo straniero il quale così potrebbe ottenere alcune agevolazioni come ad esempio tempi più brevi per il rinnovo del permesso di soggiorno; solo così “il permesso a punti” potrebbe essere visto come un’occasione positiva e non come motivo di contrasti.

Il provvedimento è stato modificato rispetto alla stesura originaria in direzione più favorevole nei confronti degli immigrati: una linea sollecitata – dice il sito www.stranieriinitalia. it – dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Gianni Letta. Se infatti in origine il meccanismo a punti prevedeva che all’ingresso l’immigrato partisse dalla soglia di zero punti e dovesse conquistarne una quantità sufficiente a superare la verifica, ora chi entra può godere già di un ‘bonus’ di 16 punti.

Altre modifiche sono state sollecitate dai ministri Giorgia Meloni e Mara Carfagna. In particolare, nel regolamento è prevista l’obbligatorietà dell’accordo di integrazione nella fascia di età che va dai 16 ai 65 anni: saranno esentati però, grazie alla Meloni, quei giovani che hanno completato il ciclo della scuola dell’obbligo, che già di per sé rappresenta un chiaro segnale di integrazione. La Carfagna invece ha chiesto ed ottenuto l’esenzione del permesso a punti per i disabili e per chi è vittima della tratta di esseri umani.

(di Olimpia Cucchiella)

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