Ricostruire Insieme

Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

bookmark bookmark

Da un’indagine condotta da Ismu, Censis e Iprs per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presentata a Roma lo scorso 17 giugno, emerge che la situazione lavorativa degli immigrati in Italia ricalca sostanzialmente quella dei lavoratori italiani. Secondo l’indagine, il 77% degli immigrati presenti in Italia svolge un’attività lavorativa regolare. Di questi la maggior parte è impiegata nel settore terziario (40,7% nei servizi e 22,5% nel commercio).

I mestieri più diffusi sono: addetto alla ristorazione e alle attività alberghiere (16%), assistente domiciliare (10%, il 19% se si considerano solo le donne), operaio generico nei servizi (9%), nell’industria (8,3%, ma 11,5% tra gli uomini) e nell’edilizia (8%, ma 15,3% tra gli uomini). Così come avviene per la popolazione italiana, ad un grado di scolarizzazione elevato (il 40,6% del campione intervistato è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani) non corrisponde un’adeguata situazione lavorativa. Sono proprio le figure che richiedono una preparazione culturale o una specializzazione professionale le meno diffuse: le professioni intellettuali (2,4%), gli operai specializzati (2,2%), i medici e paramedici (1,7%), i titolari di impresa (0,5) e i tecnici specializzati (0,2).

La formazione professionale è un canale ancora molto poco sfruttato. Gli stranieri che una volta arrivati in Italia hanno frequentato un corso di formazione o hanno sfruttato la possibilità offerta dal datore di lavoro rappresentano non più del 10% del campione. Questo dato, secondo l’indagine dipende tanto dall’esiguità dell’offerta disponibile, quanto dalla scarsa finalizzazione della stessa rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. D’altro canto, risulta evidente che chi ha avuto modo di acquisire una maggiore qualificazione professionale si trova sul mercato del lavoro con una migliore posizione lavorativa sia dal punto di vista dell’attività svolta che quello del trattamento contrattuale.

La condizione lavorativa vede la prevalenza del tempo indeterminato, (il 49, 2 % del totale) rispetto al tempo determinato (24,8 %) e al lavoro autonomo (9,7 %). Il 32% degli intervistati ha dichiarato di aver svolto un lavoro in nero.

Per quanto riguarda la retribuzione, la metà degli immigrati che lavorano in Italia percepisce una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro, il 28% ha un salario compreso tra 500 e 800 euro, il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l’1,2% guadagna più di 2.000 euro.

Un aspetto molto interessante emerso dall’indagine riguarda i canali di accesso al mercato del lavoro. Il passaparola fra familiari, amici e conoscenti è di gran lunga al primo posto (73,3%) soprattutto per i lavori poco qualificati e di cura ed assistenza alle persone. Di gran lunga meno utilizzati sono i servizi delle agenzie e intermediari privati (9,0%) e ancora meno quelli dei centri per l’impiego (1,9 %).

Infine l’indagine evidenzia come la conoscenza della lingua, elemento fondamentale per una piena integrazione nel mercato del lavoro, sia stata acquisita dalla maggior parte dei lavoratori immigrati, mentre solo una esigua minoranza (15,1%) rivela una conoscenza insufficiente dell’italiano.

Immigrati sempre più “italiani” – l’articolo di Repubblica.it

L’Italia immobile ridimensiona il sogno degli immigrati – il comunicato del Censis

Ricostruire insieme

"Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialità"

Un progetto informativo a cura del coordinamento Ricostruire Insieme costituito da:

» Caritas Diocesana L'Aquila
» Comitato ARCI L'Aquila
» Rindertimi
» Iris
» Pralipè
» INTI RAYMI Associazione Peruviana Latino-Americana
» Il mondo in una stanza
» Confcooperative L'Aquila
» Circolo ARCI Luco Dei Marsi
» KOInOnIA

Ultimi commenti

Dal mondo