Ricostruire Insieme

Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

bookmark bookmark

La legge Bossi-Fini (30 luglio 2002 n°189) regola la condizione degli stranieri in Italia, modificando la normativa precedente (la legge Turco- Napolitano, poi trasfusa nel Testo Unico sull’immigrazione). Le modifiche introdotte dalla legge intendono sia rafforzare le misure di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, sia favorire l’inserimento dell’immigrato che risiede e lavora regolarmente in Italia.

I permessi rilasciati con la Bossi-Fini (seguita da molte modifiche relative alla normativa in materia d’immigrazione), avevano validità massima di due anni, ed il periodo del primo rinnovo dopo la sanatoria del 2002 è arrivato tra il 2004 e il 2005. Resta però la difficoltà di rinnovare i permessi in tempi di crisi economica, di disoccupazione e di lavoro precario: ma la cosa non va riferita al primo rinnovo post Bossi-Fini, semmai alla rigidità delle regole in un momento come questo.

Questo comporta tutta una serie di problemi perché moltissimi immigrati hanno contratti di lavoro di sei mesi, tre mesi, essendo assunti tramite le agenzie di lavoro temporaneo. Questa è una situazione contraddittoria perché il Governo da un lato fa una politica di flessibilità del lavoro e dall’altra non riconosce i diritti a persone che lavorano e che vogliono rinnovare il permesso di soggiorno.

Il rischio è che queste persone, da tempo regolarmente soggiornanti in Italia e ben inserite nel mercato del lavoro, tornino ad essere clandestine. Molti commentatori hanno rilevato un atteggiamento prevalentemente discriminatorio della legge stessa. Il “migrante” viene infatti classificato in “negativo” per il solo fatto di essere lavoratore. Non viene assolutamente tenuta in considerazione l’ “umanità” dello stesso.

Un altro fatto rilevante è l’anti-economicità delle misure tese al rimpatrio dello straniero eventualmente espulso. Colpisce inoltre il provvedimento dell’estensione del periodo di permanenza presso un Centro di permanenza temporanea (Cpt), ora denominato Cie (centro di identificazione ed espulsione) per l’accertamento delle generalità, dai precedenti 30 giorni della Turco-Napolitano ai 60 giorni della Bossi-Fini (oggi prolungato ancora fino a 180 gg.). I Cie spesso finiscono con l’essere usati come posti in cui lo straniero prolunga la “pena penitenziaria” per poi essere rimesso in libertà senza accompagnamento alla frontiera.

Si può ritenere discriminatoria l’identificazione tramite impronte digitali dello “straniero” di origine extracomunitaria, soprattutto quando è riferita a persone fisiche residenti nel nostro paese da anni (fatta eccezione per gli stranieri imputati o colpevoli di reato). Perché inviare soltanto funzionari di polizia presso le ambasciate e i consolati italiani all’estero per prevenire l’immigrazione?. In Italia e in Europa c’è personale preparato e valido, plurilingue, di origine “mista” o “straniera”, qualificato oltre che alla rilevazione e alla prevenzione, anche alla risoluzione dell’immigrazione.

Nella legge Bossi-Fini, la permanenza legale del migrante sul territorio nazionale è subordinata all’esistenza di un “contratto di lavoro”. Questo aspetto “utilitaristico” dello straniero in Italia rende ricattabile l’ “ex emigrato”. L’aspetto più rilevante negativamente è la volontà di considerare degli esseri umani solo come merce, accettata solo se e quando deve svolgere un lavoro, e rifiutata e rimandata indietro quando ha smesso di svolgerlo. Sfruttare dunque come “forza lavoro” delle persone, disinteressandosi di tutto il resto. E questo risulta tanto più offensivo se attuato da un paese che ha costruito parte del proprio benessere economico anche attraverso un’emigrazione, sia interna (sud verso nord), che esterna (Italia verso Germania, Svizzera, Stati Uniti ecc…).

Questa Legge non risolverà affatto l’emigrazione clandestina, che è quella poi che più ci preoccupa. Comporterà forse l’esasperazione negli animi degli immigrati regolari ?

(di Olimpia Cucchiella)

Ricostruire insieme

"Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialità"

Un progetto informativo a cura del coordinamento Ricostruire Insieme costituito da:

» Caritas Diocesana L'Aquila
» Comitato ARCI L'Aquila
» Rindertimi
» Iris
» Pralipè
» INTI RAYMI Associazione Peruviana Latino-Americana
» Il mondo in una stanza
» Confcooperative L'Aquila
» Circolo ARCI Luco Dei Marsi
» KOInOnIA

Ultimi commenti

Dal mondo