Ricostruire Insieme

Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

bookmark bookmark

L’incursione compiuta dalla polizia, a inizio maggio, nel campo Caritas in zona Sant’Antonio – che ha rischiato di creare qualche dissapore tra la Curia aquilana e le forze dell’ordine – è solo l’evento più eclatante riguardante i controlli sulla popolazione migrante avvenuto negli ultimi mesi all’Aquila. Le lettere pubbliche che sono susseguite, poi, tra prefetto e vescovo ausiliare come tra questore e co-direttore della Caritas, sono il chiaro sintomo di una situazione di estrema difficoltà e complessità che tutte le parti sociali si trovano ad affrontare. A farne le spese non sono solo i migranti venuti in città alla ricerca di un lavoro nel grande cantiere della ricostruzione, ma anche gli stessi cittadini aquilani che vedrebbero diminuire la forza lavoro disponibile.

Il problema di fondo, ammesso anche dalla polizia, è che i datori di lavoro, offrendo molto spesso solo un’occupazione irregolare, non si preoccupano di garantire ai migranti una sistemazione abitativa dignitosa. Così questi lavoratori, come gli ultimi due tunisini fermati e rimpatriati pochi giorni fa, devono arrangiarsi in ricoveri di fortuna. E quando vengono sorpresi dalle forze dell’ordine sono invitati a presentare in Questura il proprio “contratto di soggiorno” oppure a lasciare immediatamente la città. Nonostante l’impegno costante della Chiesa, tramite la Caritas, e l’attenzione della stessa Questura, dunque, il problema della tutela dei migranti dallo sfruttamento perpetrato sia da cittadini italiani che stranieri resta.

Sin dallo scorso anno, il coordinamento Ricostruire insieme ha più volte invitato le autorità competenti a creare un tavolo per la gestione dei tanti migranti che giungevano da tutta Italia spinti dall’opportunità di lavoro nella ricostruzione. La complessità della situazione non può, pertanto, essere semplicemente ridotta al problema della sicurezza sociale e sanitaria, visti i casi di delinquenza che riguardano una minima parte degli questi stranieri e le condizioni igieniche in cui sono costretti a vivere. Esse sono conseguenze e non cause del disagio che portano con sé i flussi migratori non dovutamente regolati e assistiti.

Il nodo centrale è la precarietà a cui vengono costretti i lavoratori migranti, per giunta in maggioranza regolari, dalle piccole imprese che lavorano nel comprensorio aquilano. Si vuole ricordare che, proprio in tal senso, già lo scorso autunno fu preso l’impegno dalla Prefettura, dal dipartimento della Protezione civile, dal Comune dell’Aquila e dalla Provincia, di cercare una soluzione strutturata ed efficace in tempi brevi, ma che, ad oggi, ancora non ha prodotto significativi risultati. Sarebbe necessario, invece, l’impegno di tutte le forze disponibili e soprattutto della sinergia degli attori sociali coinvolti per trovare una soluzione che sia quanto più possibile dignitosa e duratura.

Oggi il principale compito di ognuno dei soggetti coinvolti è adoperarsi per la ricostruzione sia materiale che sociale dell’Aquila, obiettivo raggiungibile esclusivamente con la mutua collaborazione delle parti, l’aiuto reciproco, la tranquillità emotiva e, infine, con la salvaguardia del prezioso apporto non soltanto lavorativo ma anche culturale dei migranti che hanno scelto di vivere e di venire a lavorare nel nostro territorio.

(di Alessandro Gioia)

Ricostruire insieme

"Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialità"

Un progetto informativo a cura del coordinamento Ricostruire Insieme costituito da:

» Caritas Diocesana L'Aquila
» Comitato ARCI L'Aquila
» Rindertimi
» Iris
» Pralipè
» INTI RAYMI Associazione Peruviana Latino-Americana
» Il mondo in una stanza
» Confcooperative L'Aquila
» Circolo ARCI Luco Dei Marsi
» KOInOnIA

Ultimi commenti

Dal mondo