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Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

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L’utilizzo del mouse rappresenta una delle novità del decreto flussi, l’atto normativo con il quale il Governo stabilisce ogni anno quanti stranieri possono entrare in Italia per lavoro. Dal dicembre 2007, infatti, la procedura è stata completamente informatizzata: le domande si compilano tramite internet, quindi la fila – per così dire – si è trasferita sui server invece che davanti alle Poste o agli uffici del lavoro come negli anni passati.

Chi non è esperto di queste faccende faccia attenzione ai termini. Il decreto consente di entrare in Italia; si rivolge quindi ai cittadini stranieri che si trovano ancora nei loro Paesi di origine, e che intendono emigrare. Non possono fare domanda con il decreto flussi, invece, i migranti che si trovano già nel nostro territorio senza permesso di soggiorno. Si tratta, in poche parole, di un provvedimento che riguarda l’ingresso e non la regolarizzazione.

Qui c’è il primo problema perché, secondo la normativa vigente non esistono meccanismi di regolarizzazione. La legge italiana non permette a uno straniero considerato “clandestino” di ottenere i documenti di soggiorno nemmeno se dimostra di avere un contratto di lavoro, di non aver commesso reati, di potersi mantenere da solo nel nostro Paese senza gravare sull’assistenza pubblica. Dunque, l’unico modo per essere regolari è quello di entrare regolarmente in Italia, usufruendo appunto dei decreti flussi.

La procedura consiste in una sorta di assunzione a distanza. Chi fa domanda con il decreto non è infatti il migrante, ma il datore di lavoro che chiede alla Prefettura di poter assumere uno straniero ancora residente all’estero. Qui c’è il secondo problema: ve la immaginate voi una ditta – poniamo – di Treviso, che ha bisogno di assumere un nuovo lavoratore e che, invece di rivolgersi ai numerosi disoccupati presenti sul territorio, inoltra una domanda alla Prefettura per assumere un tizio che abita lontano migliaia di chilometri? Ve la immaginate la vostra famiglia che per assumere una lavoratrice domestica fa domanda per una persona mai vista che abita, che so, a Kiev? E come farà la ditta di Treviso, o la vostra famiglia, a conoscere nome, cognome, data di nascita e indirizzo di residenza di un lavoratore o di una lavoratrice che sta a Kiev, e che non è mai venuto in Italia?

Quello che succede davvero è molto diverso da cosa dovrebbe succedere. In teoria il decreto flussi dovrebbe essere riservato a stranieri che si trovano ancora nel loro paese di origine; in pratica, invece, gran parte dei beneficiari sono migranti clandestini che già sono in Italia e che, non avendo altro modo per regolarizzarsi, usano l’escamotage dei flussi. In che modo? I migranti irregolari fingono di essere ancora nei rispettivi paesi di provenienza, il datore di lavoro fa la domanda con il decreto flussi ottenendo il nulla osta a far entrare in Italia un immigrato clandestino. Quest’ultimo torna al suo paese di origine e ottenuto il nulla osta può finalmente ritornare in Italia da regolare fingendo di essere rimasto sempre al suo paese.

Questa non è l’unica complicazione dei flussi. Il sistema funziona con un tetto massimo di domande accoglibili (la cosiddetta “quota”): ogni anno, cioè, il Governo stabilisce quanti stranieri può accogliere il mercato del lavoro. Il decreto stabilisce la quota, il numero massimo di migranti “sostenibili” per il nostro sistema produttivo. I datori di Al via il click day per gli stagionali lavoro che fanno domanda ottengono – se ne hanno i requisiti – il permesso ad assumere i lavoratori prescelti: ma, una volta esaurita la quota, le richieste “in esubero” vengono tutte rigettate. Se, per esempio, il decreto stabilisce una quota di 100 stranieri, i primi 100 datori di lavoro che presentano la domanda avranno la possibilità di assumere i lavoratori richiesti (e di farli entrare in Italia). Il centounesimo e quelli dopo di lui si vedranno rifiutare la loro domanda anche se in possesso dei requisiti richiesti dalla legge. Quindi tutta la procedura funziona come una specie di “gara a tempo”: chi arriva prima prende il permesso di soggiorno, chi arriva dopo l’esaurimento della “quota” si vede rifiutare la domanda.

Questa gara è particolarmente drammatica: per dare un’idea dell’entità della cosa, si pensi che in genere i posti disponibili si esauriscono nel giro di dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, e che le domande presentate sono quattro o cinque volte superiori rispetto ai posti disponibili. In pratica, il meccanismo funziona con un enorme sovraffollamento di domande nell’arco di pochissimi minuti, prima dell’esaurimento della quota. Nel 2007, il decreto ha messo in palio 170mila posti. Come è finita? A sei mesi dalla presentazione delle oltre 740mila domande d’assunzione, meno di 8mila sono i visti d’ingresso rilasciati: circa l’1%.

(Olimpia Cucchiella)

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