Ricostruire Insieme

Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialita'

bookmark bookmark

Una corsa contro il tempo per trovare lavoro in uno dei tanti cantieri della ricostruzione. Poi però c’è anche da trovare anche una sistemazione. Perché è questa la vera sfida per chi arriva all’Aquila per cercare lavoro tra le imprese di costruzione impegnate nel post-sisma. Romeni, albanesi o nordafricani, ma anche tanti italiani continuano ad arrivare in città attirati dalla prospettiva di un posto. I più sono sconosciuti a qualsiasi censimento. Una vera e propria “città degli invisibili”, di chi sa poco o niente del Progetto Case o dell’assistenza in alberghi o nelle tende. Di chi ha imparato in fretta a fare i conti con le temperature gelide degli inverni aquilani. La città invisibile che all’Aquila inizia tra i blocchi di cemento spezzati dell’autoparco, nei pressi della stazione, dove qualche mese fa il crollo di una pensilina poteva fare una strage. Il giorno se fa caldo basta un cartone per stendersi su un prato, ma la notte è un’altra cosa.

Per dare a loro una risposta, il sodalizio “Ricostruire insieme”, coordinamento i associazioni che si occupa della rinascita dell’Aquila come realtà sociale, si è trovato a proporre l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente finalizzato a garantire una sistemazione alloggiativa alle maestranze arrivate in città dopo il terremoto. Una proposta supportata dalle associazioni aquilane Caritas, Asil, Arci, Afipo, Unimondo, Rindertimi, tutte coinvolte dal coordinamento. “La ricostruzione fisica del nostro territorio ha necessità di tanta manodopera”, si legge in una nota di Ricostruire insieme, “questo fa sì che in tanti, cittadini stranieri e non, arrivino all’Aquila alla ricerca di lavoro. A volte lo trovano altre volte no, ma sicuramente hanno un’estrema difficoltà a trovare un alloggio dignitoso: spesso vivono in condizioni precarie, a volte in case pericolanti. Per questo”, si legge ancora, “serve un tavolo di lavoro permanente che veda insieme i rappresentanti delle istituzioni locali, la Prefettura, i sindacati e le organizzazioni rappresentative delle categorie imprenditoriali, oltre che le associazioni, per cercare una soluzione dignitosa ai problemi abitativi, e sociali dei tanti lavoratori, stranieri e non, che stanno arrivando”.

Una soluzione provvisoria si cerca di darla nella struttura di prima accoglienza della Caritas a Paganica e poi c’è il campo Caritas di Sant’Antonio, ultima tendopoli rimasta in piedi, punto di riferimento essenzialmente per le ore diurne. Un posto di quelli di cui il resto della città si accorge solo quando i giornali ne parlano. E non sempre, solo per riconoscere il grande lavoro dei volontari e dei sacerdoti. Di queste tematiche si è parlato nel corso della seduta di metà aprile del consiglio territoriale per l’immigrazione. Una seduta coordinata, nella caserma di Coppito, dalla Prefettura dell’Aquila, in sinergia con quella pescarese. “Non si può”, hanno spiegato le associazioni coinvolte, “con un’errata concezione del principio di sussidiarietà, lasciare sola la Caritas che al momento attuale sta gestendo un centro di prima accoglienza”.

Ricostruire insieme

"Per un servizio immigrazione ed educazione alla mondialità"

Un progetto informativo a cura del coordinamento Ricostruire Insieme costituito da:

» Caritas Diocesana L'Aquila
» Comitato ARCI L'Aquila
» Rindertimi
» Iris
» Pralipè
» INTI RAYMI Associazione Peruviana Latino-Americana
» Il mondo in una stanza
» Confcooperative L'Aquila
» Circolo ARCI Luco Dei Marsi
» KOInOnIA

Ultimi commenti

Dal mondo